Come conciliano i mormoni un Dio onnipotente, con il dolore, la malattia e la sofferenza?

I mormoni credono che Dio sia onnipotente e abbia la capacita’ di intervenire nella nostra vita. Egli ci da’, e se ne rende comunque responsabile, l’arbitrio dell’uomo un dono che non ha prezzo. Come risultato, mentre Lui puo’ e interviene consistentemente nelle nostre vite, in molte circostanze, ci permette a volte di sopportare i risultati delle scelte nostre, delle scelte altrui, o dei casi naturali. Lui e’ con noi mentre ci sforziamo e promette di far si’ che tutte le esperienze si verifichino per il nostro bene. Lo stesso Salvatore ha sopportato personalmente ogni nostra pena, malattia, e sofferenza, e sa come soccorrerci in quelle infermita’. Il suo piano perfetto per la nostra crescita include apprendere dall’opposizione malattia-salute; giusto e sbagliato; luce e tenebre. E’ tramite la lotta con le vicissitudini della vita, basandosi sull’espiazione di Gesu’ Cristo, che possiamo crescere spiritualmente e raggiungere il nostro divino potenziale.

Risposta personale di James Faulconer


Confrontati con il problema della sofferenza per I mormoni, come per qualsiasi altra persona e’ una tentazione fare filosofia. La domanda rende il nostro motore filosofico altrimenti quieto, ansioso di decidere quale delle tre gambe del problema tradizionale abbattere, o per trovare un modo di riconciliarle con l’esistenza della sofferenza. Forse Dio non e’ veramente onnipotente —o forse non capiamo bene cosa significhi “onnipotente? Puo’ darsi che Egli non sia del tutto amorevole o, che forse non capiamo pienamente il suo amore e cio’ che implica? Non potrebbe essere che Lui sia onnipotente e amorevole, ma non sa come fermare o almeno alleviare la nostra sofferenza? L’esistenza della sofferenza sembra richiedere che noi rinneghiamo almeno uno degli attributi di Dio.

Naturalmente nessun credente di ogni religione, mormone o altra, puo’ farlo. Asseriamo che Dio ha qualsiasi potere esistente, che ci ama con tutto l’amore possibile, e che sa tutto cio’ che puo’ essere conosciuto. E’ onnipotente, onnibenevolente, e onnisciente. In chi dovremmo aver fede se non in un essere come Lui? Ma sembra che ci sia un’incompatibilita’ filosofica fondamentale tra l’asserzione di questi tre attributi e l’esistenza della sofferenza. Cosi’ qual e’ la risposta? Smettere di fare filosofia su questo tema. Il problema sta nell’approccio. Poiche’ la filosofia non puo’ risolvere il puzzle, non dovremmo continuare a trattarlo filosoficamente.

Giobbe non capiva la sua sofferenza, ma la sua mancanza di comprensione non era un puzzle intellettuale. Era un test della sua integrita’. Messo di fronte alla morte dei suoi familiari e alla sua propria sofferenza disse di Dio:” Sebbene egli mi colpisca, io ho fiducia in Lui” (Giobbe 13:15). Nel Libro di Mormon un secondo testimone scritturale di Gesu’ Cristo, Re Beniamino ci ammonisce:”Credete in Dio [. . .] credete che abbia tutta la saggezza e il potere, sia in cielo che in terra; credete che l’uomo non capisca tutte le cose che il Signore puo’ comprendere” e ricordandoci quello che implica, dice:’Vorrei che voi ricordaste sempre, e teneste in mente, la grandezza di Dio e la vostra propria nullita’ e la sua bonta’ ” (Mosia 4:9-11)

Fonti addizionali:

Paul Ricoeur, “Evil, A Challenge to Philosophy and Theology,” Figuring the Sacred: Religion, Narrative and Imagination (Minneapolis: Fortress, 1995) 249-61.

James E. Faulconer, “Rethinking Theology: The Shadow of the Apocalypse,” FARMS Review 19:1 (2007), 175-99. Available on-line: http://farms.byu.edu/display.php?table=review&id=641

Risposta personale di Karen

Gustare l’amore di Dio nelle nostre vite implica piuttosto che escludere, momenti e situazioni di dolore e complessita’ e ferite e pena e indecisione e delusione e depressione. Mentre alcuni di noi vedono la Sua mano in alcune parti della loro vita, noi possiamo tendere a volere mettere fra parentesi il resto, scusando o perdendo per sempre la gioia per quello che sembra un’anomalia al piano o una delusione inspiegabile.

Il dolore e’ una cosa difficile da vedere e capire, a meno che non capiamo il quadro piu’ grande. Se non lo facciamo, questo e’ il punto dove molti di noi respingono la presenza di Dio, e pensano che Egli abbia respinto la nostra, dove noi ci allontaniamo dalla nostra testimonianza timorosi che ci deluda.

E anche, essendo seguaci di Cristo, e’ facile aspettarsi vite libere dal dolore, ma, come ha detto un mormone : “Il vangelo non e’ un esonero dal dolore e’ una risorsa nel tempo di dolore.” Testimonio che la scrittura di Dio e’ sempre evidente, anche se non possiamo decifrare il Suo messaggio completo in quel momento. Testimonio che Egli e’ sia nel labirinto delle nostre vite che nei momenti in cui la via e’ diritta, altrimenti Dio cesserebbe di essere Dio.

Ricordo quando a mia madre venne diagnosticato un cancro al pancreas. Vorrei condividere una parte di quella storia con voi, nella speranza che possiate sentire che Dio e’ consapevole di ogni secondo del vostro dolore piu’ profondo spirituale e fisico.

Quando arrivai al Fox Chase Cancer Center, stavo male per mia madre. Lei era prova un dolore molto forte prima che l’equipe medica le somministrasse la morfina in un dosaggio abbastanza forte da tenerla tranquilla. Questo mi ricordava il suo soggiorno di venticinque giorni in ospedale vent’anni prima per ostruzione biliare e complicazioni chirurgiche pericolose per la sua vita.

Seguivo ogni ora l’ocsicodone e cercavo di aumentarlo, secondo le istruzioni dei medici –e i protocolli dell’ospedale affissi al muro nei corridoi –perche’ mamma fosse libera dal dolore. Ma il lasso di tempo fra le dosi aumentate creava una valle di disperazione per lei. Mi ricordo la prima sera che chiesi di restare a fare la notte e non mi fu dato il permesso. Piu’ tardi appresi che si era contorna nell’ agonia fra le dosi dalle 10 alle 11:30 di sera. Infine, dopo una confabulazione mattutina con il capo della squadra che si occupava del dolore, le somministrammo le medicine e il dolore si placo’ in gran parte. La morfina le entro’ nelle vene in dose consistente, per attacchi extra di dolore, Mamma era libera di premere il bottone per una dose extra limitata o in pillole.

Mi ricordo molti casi in cui il lamento di mia madre era qualcosa che potevo sopportare a stento. Pregavo che non avesse un solo secondo di dolore piu’ di quanto non fosse necessario alla sua esaltazione e purificazione. E poi chiesi al Signore direttamente in una raffica di domande: “Quanto dolore serve? Come fai a sapere che e’ questo l’ammontare specifico o come quantifichi e qualifichi il dolore? Mi fido di Te, ma per piacere aiutami a capire di piu’ ”.

La mia risposta giunse a ondate di ricordo. Il primo di essi venne sotto forma di una storia familiare . Sia che la versione fosse reale o finta non importa veramente. Cio’ che importa e’ cio’ che lo Spirito mi disse, mentre io la meditavo. E’ una storia nota come “Il fuoco del raffinatore “

Qualche tempo fa, alcune signore si incontravano per leggere le scritture . Leggendo il terzo capitolo di Malachia, giunsero a una notevole espressione nel versetto 3. , ‘Ed Egli siedera’ come un raffinatore e un purificatore di argento” .

L’opinione di una signora era occorreva indirizzare lo sguardo sull’influenza santificante di Cristo. Poi si propose di visitare un argentiere e riferire alle sue amiche cosa lui avrebbe detto sul soggetto.

Si reco’ sul luogo e senza rivelare, l’obiettivo della sua commissione lo prego’ di farle conoscere il processo purificazione dell’argento, il che egli fece. ‘Ma signore –lei disse– ‘Mentre il lavoro di purificazione procede, lei sta seduto? ‘.

‘Oh, si’ signora,’ replico’ l’argentiere ; ‘Devo sedere con l’occhio fisso alla furnace, perche’ se il tempo necessario per la purificazione viene superato, anche di poco l’argento sara’ guastato”.

Mentre la signora lasciava il negozio , l’argentiere la richiamo’ indietro, e disse che doveva dirle ancora qualcosa –che solo l’argentiere sa quando il processo di purificazione e’ completo, vedendo la sua immagine riflessa nell’argento.

Mentre questa storia rientrava nella mia anima, seppi che ogni secondo della sofferenza di mamma –e, per estensione, di ognuno di noi –era contato. Avevo proprio ricevuto la risposta a una delle due domande che avevo posto, una sicura testimonianza che il dolore e’ quantificato. E mentre ancora non sapevo come, cio’ non sembrava importasse. Lo Spirito Santo porto’ testimonianza, che Dio Padre e il Salvatore sanno al secondo cosa serve ed e’ appropriato e sufficiente appropriate per la purificazione che richiediamo .

Notate come la seconda domanda, “Come qualifichi la pena? Tramite questo stesso calcolo, lo Spirito suggeri’ alla mia anima una conoscenza che il dolore e’ anche qualificato dal raffinatore. Egli quando il lavoro e’ completo dovrebbe vedere la nostra immagine. Non solo conosce quanti secondi tenerci al caldo ; Sa anche precisamente la qualita’ specifica intesa del prodotto finale .

Dio era in controllo della quantita’ e della qualita’ del dolore in questa prova . Non c’era alcun margine di errore. Che risposta chiara alla domanda di un bambino in momenti di avversita’. La mano di Dio certamente non e’ sparita e non e’ rimasta in ozio .

La seconda ondata di ricordo venne sotto forma di una poesia di un autore sconosciuto, che io avevo letto una volta. :

Cosi’ a lungo era rimasto il dolore che gli dissi,
‘Non voglio piu’ averti con me .’
Battei I piedi per terra e gli dissi, ‘Vattene,’ e mi fermai, perplesso allo sguardo che mi rivolse .
‘Io che sono stato tuo amico,’ mi disse,
‘Io, che sono stato tuo insegnante–tutto quel che conosci
di comprensione, di amore, di simpatia,
e pazienza , io te l’ho insegnato.
Devo andare?

Diceva il vero, questo strano ospite sgradito;
Lo guardai partire, e sapevo che era saggio.
Aveva lasciato crescere un cuore tenero nel mio petto .
Aveva lasciato una visione chiara ai miei occhi, mi asciugai le lacrime, ed elevai un canto –persino per uno che mi aveva torturato cosi’ a lungo .

(Tragedy or Destiny, Spencer. W. Kimball, Deseret Book: 1996, p. 4.)

Trovai forza in questa dichiarazione per il dolore di qualcuno che conoscevo molto intimamente .

La terza ondata colpi’. Fu la seguente citazione che mi venne in parte ma che ora condivido in pieno.

Nessun dolore che soffriamo, nessuna prova che abbiamo e’ sprecata. Serve alla nostra istruzione, allo sviluppo di tali qualita’ a come patienza, fede, fortezza, e umilta’. Tutto cio’ che soffriamo e tutto cio’ che sopportiamo, specie quando lo sopportiamo pazientemente, costruisce il nostro carattere, purifica il nostro cuore , espande le nostre anime e ci rende piu’ teneri e caritatevoli piu’ degni di essere chiamati figli di Dio (Orson F. Whitney, ibid).

In fatti, qualora avessi chiesto, qualora avessi avuto bisogno di una conferma del grande quadro, avrei ricevuto una risposta. Proprio come mamma stava ricevendo una dose aggiunta di morfina, secondo il necessario, schiacciando un bottone, anch’io avrei ricevuto pastiglie spirituali e iniezioni intravenose di fede .

Potato, Schiacciato, e Purificato

Sono arrivato a capire un po’ di piu’ di quel che significa che ognuno dei nostri cuori ha bisogno di essere potato, compresso, e purificato, proprio come un albero di ulivo e l’olio dell’ulivo che simboleggia il processo, il Purificatore, e il prodotto di un cuore puro.

Ho pensato a questa connessione, fra l’olio, il torchio, e i nostri propri torchi, e condivido il mio viaggio nel pensiero.

L’olio: oro liquido

Omero lo chiamo’ “oro liquido.” Gli atleti erano soliti spargerlo su tutto il corpo. Era usato per ungere, cuocere, come fonte di luce, e unguento terapeutico per secoli. Era infuso con fiuori ed erbe per produrre medicine e cosmetici. Quest’oro liquido e’ noto comunemente cole olio d’oliva.

Io cresciuta con esso, messo nei pomodori e nella parmigiana, nella vera salsa italiana , unito all’aceto nell’insalata, brillante sul fondo di una tazza in attesa di essere inzuppato dalla crosta del pane italiano. Era l’olio indipensabile dei miei antenati mediterranei, l’ingrediente salutare nella cucina nativa, e usato per ordinare i re.

Sin da bambina ero affascinata dalle sue sane proprieta’ e se possibile sono ancor piu’ affascinata adesso, essendo stata unta , iniziata, benedetta, e guarita mentre quest’olio veniva posto sul mio capo – consacrato da retti detentori del sacerdozio di Dio. Ho sentito la sua influenza purificatrice e sono arrivata ad apprezzare il suo significato.

Il torchio delle olive

Torchiare le olive e’ un processo incredibile e una metafora immediate. Prima che le olive siano torchiate, sono pesate con cura e versate su un telone a rete per separarle dalle foglie. Esse devono essere raccolte al momento giusto e portate immediatamente al torchio cosi’ non si deteriorano.

Dopo essere state lavate e strizzate,devono essere portate a schiacciare. Ho visto foto di ruote di granito 3500-chili granite usate per schiacciare le olive. Sono mammut. Le olive sono messe in un grande contenitore di acciaio mentre l’enorme ruota di pietra gira senza sosta in movimenti circolari, schiacciandoli in pasta. Prima sono schiacciati in pasta per aiutarle a lasciare le gocce dell’olio. E poi vengono agitate per far scolare l’olio. Tutto questo, come immaginate, e’ un lavoro inteso e ingegnoso.

Getsemani: Giardino del torchio delle olive

I produttori del migliore olio di oliva –proprio come i piu’ grandi raccoglitori di anime –conoscono le olive , il momento preciso della raccolta, il momento di passarle al torchio, il modo di portarle al torchio (esse possono essere danneggiate anche dal proprio peso ), Il metodo migliore di rilasciare l’olio piu’ puro –creando un prodotto extra-vergine .

Mentre sentiamo il torchio sui nostri cuori , allora, possiamo sapere che il Signore della vigna e’ quello che estrae da noi la parte divina, e che anche Lui, e’ passato attraverso il torchio –ognuno di noi ci passera’ attraverso, in un modo che noi possiamo a malapena afferrare .

Cio’ mi fa riflettere su questa descrizione della connessione fra il torchio delle olive e il sacrificio espiatorio del Salvatore. :

The Salvatore fu, spiritualmente parlando, schiacciato, calpestato, frantumato sino ai piu’ intimi tessuti del cuore [grido’] per aiuto e essere liberato e finche’ “la misericordia [ebbe] compassione della misericordia e reclamo’ il suo (D&A 88:40), affinche’ egli potesse sapere, secondo la carne, come soccorrere il suo popolo. (The Olive Press: A Symbol of Christ, FARMS, pgs 5, 7).

Confina con l’inesprimibile che il Salvatore fu schiacciato innocentemente al di la’ di quello che noi potremmo sopportare, e che Egli adesso e’ il nostro avvocato nei torchi del nostro cuore, permettendo che si producesse in noi il nettare del nostro potenziale. Cosi’, l’olio spremuto e’ vergine.

L’argento raffinato dal Raffinatore e’ perfetto quando e’ finito.

Anche il dolore, lavorera’ in favore della nostra vita. Noi siamo qui, adesso, per provare tutto cio’ che viene con un corpo, per purificare i nostri spiriti nella turbolenza e i trionfi di questa sfera mortale . E ci viene promesso che, se perseveriamo fedelmente, ne sara’ valsa la pena. .

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